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VANDALIZZATO IL MURO DI SARITA COLONIA A NOLO

Lo scorso weekend hanno imbrattato il murale di Sarita Colonia realizzato dall’artista peruviano Sef.01 e Hadok a Nolo su via Padova-Pontano. È stato coperto da un disegno di una mazza ferrata attaccata a una sfera che rappresenta  il coronavirus. Un atto vandalico voluto e a anche rivendicato, che fa riflettere sul ruolo della street art.

Sappiamo tutti che non ci troviamo in un museo e che quindi la street art è effimera, pubblica, è di tutti e di nessuno. In più l’opera in questo caso è anche stata realizzata su uno dei muri liberi del Comune di Milano, quindi in teoria chiunque può esprimere la propria creatività e quindi eventualmente coprirla. Ma il punto è un altro. È pur sempre un’arte, un opera bella e, laddove c’è bellezza, a mio parere, si è portati a non intervenire. Esiste poi l’etica e il rispetto verso le opere di altri artisti. Se poi consideriamo il valore che l’opera ha per un quartiere multietnico come via Padova, possiamo concludere che quello che è successo può a mio parere definirsi un atto vandalico.

artista peruviano sef.01
Con Sef.01 in occasione di Looperfest 2019.

A tal riguardo sulla pagina Facebook Via Padova Viva si legge “Questa roba non è street art, è uno scempio e basta. Lo scempio grosso è nella bruttura e nella mancanza di rispetto per il territorio, un pugno in faccia a tutti noi per l’ego di uno o più sedicenti artisti. E’ vero che la street art è effimera, è vero che l’opera non era in un museo, ma era diventata un icona di una identità multietnica territoriale, emblema della coesione sociale in atto a fatica”. Mi unisco a questo commento.

IL MURALE DI SARITA COLONIA A NOLO

Entriamo un po’ nel dettaglio di questa bellissima opera realizzata da Sef.01 e Hadok. Sef.01 è un artista peruviano e frequenta spesso Milano soprattutto durante i festival che si organizzano ogni anno come per esempio il Looperfest dove l’ho conosciuto.

La sua opera ritrae un volto di bambina dai tratti latini con due pistole ad acqua. Quante volte sei passato da via Padova-Via Pontano e ti sarai chiesto cosa rappresentasse questo muro. Io tante volte fin quando non ho poi scoperto che rappresenta Santa Sarita di Colonia una Santa Laica del Perù, che, vissuta negli anni ’30 -’40, si occupava delle persone ai margini, dei poveri, dei ladri che rubavano per fame, delle prostitute, degli omosessuali, degli immigrati clandestini, dei delinquenti. Il corrispettivo italiano di Don Gallo per intenderci. Morì a 25 anni nel 1940. La ragazza è rappresentata con delle pistole ad acqua in un atteggiamento da guerriera. Ma la sua immagine non ha niente a che vedere con la guerra, anzi lancia un messaggio di pace e di non violenza e lei Sarita, per come è stata raffigurata, sembra proprio voler proteggere il quartiere. Considerata protettrice degli emarginati e dei meno privilegiati, il muro della santa-bambina da subito è stato ben accolto dalla comunità di via Padova, diventando un’icona di una identità multietnica territoriale e un omaggio al melting pot culturale della zona e alla comunità latina.
Per questo di fronte a questo atto vandalico la comunità ha manifestato tanta solidarietà appoggiando la proposta di ripristinarlo dall’artista che lo ha realizzato.

Murale via Padova Santa Clarita vandalizzato
Foto di Walls of Milano

Sarà infatti organizzata una raccolta fondi che consentirà all’artista Sef.01 di venire a Milano per ripristinare il murale. Il lavoro lo rifarebbe gratis perciò con il denaro raccolto si andrebbero a pagare le spese vive del progetto e al tempo stesso si finanzierebbero altri progetti artistici.

Per ora non si hanno notizie sulla partenza di questa iniziativa ma credo sarà lanciata presto. Stay tuned!

 

LA RIVENDICAZIONE

Un giorno fa arriva la rivendicazione da parte dei “Figli di OZ”. Qui di seguito il testo completo preso dal post della pagina Facebook Walls of Milano:

“La sua esistenza ferisce, come la tremenda esperienza che abbiamo trascorso negli ultimi mesi e che presto dimenticheremo, senza comprendere appieno che questa rottura ci offre un seconda possibilità. La seconda occasione di ripartire in modo diverso, di ricucire degli strappi insanabili, di riflettere sull’immagine del futuro che vogliamo come abitanti globali e non solo locali.
Per ricostruire più solidamente dove sarà necessario bisognerà demolire.

Anche quel pezzo era malato, spaccato dalla traccia bianca di Skire, scrostato e sbiadito dagli anni (2017), dipinto su un muro “libero” e cioè non soggetto a restrizioni da parte delle forze dell’ordine. Nulla di personale contro Sarita, Sef01, Hadok, la comunità peruviana di Viale Padova e gli abitanti della Zona e del distretto di NOLO.

Non abbiamo condotto questa operazione a cuor leggero, spavaldamente, come qualcuno può erroneamente pensare. Non siamo “Regaz” e cioè ragazzini incoscienti, privi dei rudimenti, come qualcuno ci dipinge Non siamo in cerca né di fama né di soldi.

Noi siamo l’anima sotto traccia che da quasi trent’anni dipinge i muri della vostra città e che nel tempo vi ha permesso, forse meglio dire “arrogato” il diritto di esprimervi a sproposito su questioni che difficilmente maneggiate. Dove eravate quando la nostra popolazione è stata repressa ? Quando ci hanno tolto gli Hall of Fame autogestiti ? Quando per più di dieci anni siamo rimasti senza superfici e molti di noi sono stati perseguitati dalla legge ?

Non c’eravate, guardavate solo le tags su cui esprimevate il vostro disgusto come per la Mazza Covid, senza sapere che da quel gesto è nato qualcosa che ora tutti pretendono di sapere, orientare e criticare. Ora che la politica ci ha restituito ciò che era di naturale possesso volete addirittura mettere le teche su un muro di proprietà del demanio ferroviario.

I curatori artistici e i critici indipendenti, le realtà professionali, le associazioni di commercianti, i festival sponsorizzati potranno fare quello che vogliono. Ripristinare l’opera ? Spendere qualche migliaio di euro ? Fatelo pure ma il problema non sarà disegnarlo nuovamente ma mantenerlo.  Programmate un turn over del muro dedicato alle varie realtà del quartiere in modo da rinnovarlo sempre senza trasformarlo in un simbolo nostalgico. Altrimenti rischierete ancora che altri “untori dell’arte”, come qualcuno impropriamente ci ha definito, torneranno”.

Cosa ne pensate? Avevamo intuito fosse una provocazione e che dietro ci fossero degli artisti. Quello che leggo fa sicuramente riflettere sul valore della street art. Il ragionamento dei Figli di Oz non fa una piega. E sono anche d’accordo sulla loro proposta e cioè di “programmare un turn over del muro dedicato alle varie realtà del quartiere in modo da rinnovarlo sempre” per permettere a più artisti di esprimersi escludendo “monopoli” artistici. Tuttavia succede che alcuni muri involontariamente diventano parte integrante del quartiere al punto che si crea un vero e proprio legame con la sua comunità esattamente come è successo con il muro di Sarita Colonia. E a questo punto che fare? Coprire l’opera o no?

Io non so sinceramente cosa fare. Posso dire che mi è dispiaciuto tantissimo sapere che il murale di Sarita Colonia sia stato vandalizzato. Oltre al suo valore sociale, è un’opera che mi piace molto e vederla coperta da una mazza ferrata, sinceramente mi sale la rabbia. Ma in fondo dobbiamo sempre ricordarci che la street art è effimera.

L’OPINIONE DELL’ARTISTA SEF.01

Anche  l’artista Sef.01 ha fatto sentire la sua. In questo post esprime tutta la sua amarezza e dispiacere di fronte alla situazione soprattutto perché  sa bene che Sarita Colonia è diventata un simbolo di coesione sociale per gli abitanti di via Padova.

Ecco il post dell’artista (in spagnolo) tratto dal profilo Facebook di Christian Cangitano:

Ellos usaron mi mural como su background de la mazza covid?
Ya saben quienes son los que pintaron esa mierda ? No participo ni dejaría que usen un trabajo tan valorado por el pueblo como background . La ley de las paredes es (si lo vas a tapar tápalo con algo mejor ) de esa forma estaría contento y no me molestaría . Pero claramente los vecinos quienes vivían 3 años con ese mural se horrorizaron al ver el cambio de un símbolo de paz por uno agresivo de guerra . Una vez que yo regalo mi trabajo a la calle . Yo ya no soy el dueño. El pueblo son los dueños de la obra . Y si el pueblo se manifestó de esa manera , es por que les parece que taparon un mural muy significativo con algo que no les gusta . El mismo pueblo habla , las paredes hablan por sí solas . Y el pueblo extraña a la sarita colonia (versión SEF y HADOK). Muchas gracias por la muestra de cariño y respeto del pueblo hacia nosotros 
. Eso siempre quedará en mi corazón hasta el último día de mi vida . Gracias milano , gracias vía padova, gracias a todos los que apreciaron y entendieron mi mensaje en la pared ❤” SEF.01.

Sarita Colonia via Padova Sef.01
Grafica di @gregori_dassi

Adesso vedremo quali saranno le prossime evoluzioni e quando partirà la raccolta fondi per il ripristino dell’opera. Qui e sui miei canali social troverete gli aggiornamenti. Stay tuned!

E tu cosa ne pensi di tutto questo?

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