INTERVISTA ALLA PASTRY CHEF MONICA PAVIERA…QUANDO I SOGNI DIVENTANO REALTA’

INTERVISTA ALLA PASTRY CHEF MONICA PAVIERA…QUANDO I SOGNI DIVENTANO REALTA’

Uno dei tanti aspetti che più mi piacciono del mio lavoro, è quello di incontrare tanta gente interessante, con forti personalità, dal carattere determinato, che svolge lavori che hanno un so che di fascinoso e che hanno quel quid per cui arrivi a chiederti ma chissà quale è storia avrà alle spalle, come ha fatto ad arrivare dove è arrivata, come è la sua vita privata, ha famiglia? Cosa fa nel tempo libero? E quando ti trovi con questi interrogativi che ti gironzolano per la testa, è difficile tenerli a bada. E così con un po’ di faccia tosta e di coraggio, metti a nudo la tua curiosità. Ciò mi è capitato con Monica Paviera, conosciuta virtualmente grazie agli amici di Interno23. Di lei sapevo che lavora come chef alla Maison Moschino, hotel super lussuoso, bellissimo, favoloso, molto ma molto si generis per cui vale la pena scrivere un post a parte, che è mamma di una bambina e che ha partecipato come chef al programma Social Kitchen. Poche informazioni ma efficaci per dare il via alla mia intervista.

  1. Dove nasce la tua passione per i fornelli? Ci sono aneddoti particolari della tua vita che hai voglia di raccontare?

La mia passione nasce da bambina, i primi ricordi che ho riguardano mia madre che impastava il pane. É incredibile come un ricordo possa modificarsi dentro noi, e contemporaneamente rimanere vivido nei colori che imprime nell’anima coi suoi profumi, e le sensazioni che ci rassicurano  e ci cullano.

Provengo da una famiglia dove mio padre era bancario e mia madre casalinga. Ultima di otto figli, ho seguito le orme paterne, così son finita per fare l’impiegata di banca fino ad arrivare al marketing. Ma la scrivania mi stava stretta, cercare un’altra strada era troppo, non potevo deluderlo. Nel 2001 é nato il mio piccolo angelo, Chiara, e a Natale del 2002 mio papà é venuto a mancare. Ho cominciato a mettere in discussione la mia vita, le mie scelte, e partendo da un punto fermo (mia figlia e mio marito), ho cominciato a coltivare le mia passione e a rivoluzionare la mia vita.

Nel 2006 é diventata una professione e oggi questa passione é la mia gioia, il mio sudore e la mia fatica, i miei sorrisi, il mio sano divertimento e le mie lacrime, il mio non arrendermi se qualcosa non riesce come l’ avevo immaginata, é il mio cuore. E ancora é la soddisfazione nel vedere un piatto che torna vuoto e ripulito  a righe da una forchetta, il sorriso dell’altro, il suo viso soddisfatto e felice.  É il profumo della pasta che non so perché mi ricorda le gite al mare, e l’odore del pane che mi riporta alle mani ruvide di fatica di mia madre che mi accarezzano il viso.

  1. Oggi sei una chef professionista Come sei arrivata a questo traguardo?

Ero in una fase di transizione, mi stava scadendo il contratto nel vecchio posto, ed avevo già detto loro che non sarei rimasta, avevo avuto un offerta per andare a lavorare a Londra per tre mesi, uno start-up di un ristorante italiano, l’offerta era buona e avrebbe arricchito il mio curriculum. In verità da la Maison Moschino passavo ogni pomeriggio dopo il lavoro, era un tragitto diverso, era lontano da casa mia, ma per coincidenza, venti anni prima in parallelo a quella via c’era la banca dove avevo cominciato a lavorare. Volevo entrare e portare il mio curriculum ma ne ero intimorita diciamolo! Timore di non essere all’altezza. Una volta ero persino entrata a bermi un caffè, mi guardavo attorno, osservavo la terrazza, l’arredamento etereo e delicato come in un sogno, i vetri che riflettevano la mia immagine, ed io guardavo quell’immagine e vedevo me con la mia divisa, indaffarata nella cucina a vista, e dicevo a me stessa, devo lavorare qui! Devo lavorare qui! Questo é il mio posto intanto firmavo il contratto per Londra. Una mattina (2 settimane prima di andare a Londra), mi faccio coraggio, in una mano il mio piccolo porta fortuna, una pietra che mia figlia da piccola aveva preso in spiaggia a San Vito lo capo, nell’altra mano il mio cuore pieno di speranza. Sudavo, mi tremava la bocca dello stomaco, ma sarebbe bastato un buongiorno ed un sorriso, ed io avrei potuto chiedere se cercavano una professionista con le mie qualifiche. Una signora gentilissima mi ha invitato a scrivere alla mail che era impressa sul bigliettino consegnatomi. Poi il mio curriculum, i colloqui. Ho chiamato subito la società con la quale avevo firmato  per Londra e ho disdetto. “Sei una pazza!” Mi disse la Mia migliore amica, io le risposi: “E’ vero, forse lo sono, ineffetti Moschino non mi ha ancora chiamata, ma io ho nel cuore una sensazione, io so che lo farà”. Il giorno dopo alle 10 del mattino, squilla il telefono: “Signora Paviera sono de la Maison Moschino, volevo informarla che per noi ha passato la selezione e saremmo felici di vederla nel pomeriggio per definire il contratto”. Credo di aver detto si é qualche altra cosa. So solo che dopo aver messo giù il telefono, saltavo nello spogliatoio come una matta, ridevo e piangevo a voce bassa per non farmi sentire e ringraziavo Dio per questa splendida opportunità. Oggi lavoro qui, con persone fantastiche, a partire dal direttore fino agli uomini di fatica, l’ambiente é frenetico ma appagante, si lavora molto, ci si stanca, ma quando arrivo a casa ho la sensazione di aver fatto la cosa giusta.

  1. Tra i must della tua cucina ci sono i dolci. Quale dolce ti ispira maggiormente?

La torta di mele. Lo so é semplice, alla portata di tutti, ma é per questo che l’adoro. Con semplicità e prodotti buoni, si possono costruire cose meravigliose.

  1. Tutti pazzi per il cake design. Cosa ne pensi di questa nuova moda?

Lo trovo divertente. Ho studi artistici alle spalle, e questa tecnica di decorazione dà a me come a tanti altri la possibilità ulteriore di esprimermi. Come lavorazione é rilassante, e le torte all’interno non sono male, forse un po’ lontane dal gusto di noi Italiani, anche se ci stiamo abituando, non dobbiamo dimenticare che il cake design é di origine inglese, loro hanno una profonda cultura riguardo questo tipo di dolce. Certo é che l’arte che abbiamo dentro non basta, se non sai bilanciare una ricetta avrai un involucro bellissimo che deperirà sopra il peso di una torta non pensata bene e strutturalmente mal bilanciata di ingredienti.

  1. Ritornando alla tua vita, come riesci a conciliare lavoro e carriera con la famiglia?

Ho un marito ed una figlia eccezionali. C’è molto amore in casa nostra, e rispetto dell’altro. Il lavoro é importante per tutti in questo periodo come sempre, ma insegno a mia figlia il valore del lavoro il rispetto per questo e la necessità di metterci il cuore. Mio marito alle volte si occupa anche del bucato, o si stira le camicie quando vede che crollo “esanime” sul divano. Mia figlia a 12 anni si fa il suo letto prima di uscire, butta la spazzatura, sparecchia ed aiuta il papà con la cena, in pratica fa tutti quei lavoretti che responsabilizzano e non ti impigriscono. Loro sanno che non ho molto tempo, sanno che il mio lavoro non termina al ristorante, e altresì sanno che sono felice e loro sono la mia forza il mio motore, senza il loro appoggio mi sentirei persa e tutto questo non potrebbe esistere.

  1. Se fossi un piatto quale piatto saresti?

Un piatto di mozzarella e pomodoro, quest’ultima con un emulsione di olio extravergine a bassa acidità e basilico fresco

  1. Tutti pazzi per il food!!! Cosa ne pensi dell’exploit di programmi in tv dedicati alla cucina?

Sono utili si, per esperienza personale non amo molto le competizioni televisive, non sono sicura che mostrino la vera anima del partecipante ma soprattutto non mostrano il vero lavoro di una cucina. Di fronte ad una telecamera possono accadere mille cose ma per mille esigenze televisive ne vanno in onda solo due. Da qui un giudizio affrettato del pubblico. Invece i programmi di cucina, dove impari a fare una pasta fatta a mano o semplicemente due uova, li trovo costruttivi. Infondo ci innamoriamo di cose che vediamo, da innamorarsi al matrimonio il passo é lungo. In pratica non tutti quelli che vedono trasmissioni televisive sul food diventano chef, ma magari si divertiranno la sera con consorte e figli a preparare una pizza.

  1. Come hai scoperto Interno23 e quale è stata la tua esperienza?

Ho scoperto interno 23 attraverso un amica. Ad interno 23 mi sono sentita a casa, Giuliana e Alessandro hanno capito immediatamente la mia personalità “vulcanica” (Giuliana mi definisce così), e a tratti iperattiva. Ad aprile ho anche partecipato al format Social Kitchen ed é stato oltre che emozionante anche divertente. Il fatto poi che qui insieme ad Ale e a Giuly si riesca a progettare pomeriggi non a  scopo di lucro é magnifico. Lavorare in un ambiente dove ti sentì a casa é fondamentale. Questo lavoro chef o pastry chef porta già parecchio stress e  tensione, devi essere sempre pronto, devi progettare in continuazione e devi avere oltre ad un forte spirito di collaborazione anche una dote di organizzazione che non é da tutti. Lavorare per Interno 23 mi dà la possibilità di fare ciò che mi diverte e quindi mi rilassa infinitamente.

  1. Il tuo prossimo viaggio?

Vorrei tornare in America, questa volta per visitarla, meglio. Vorremmo portare nostra figlia a vedere i parchi ed anche alcune grandi città, e perché no anche a Disneyland…

  1.  Quale libro stai leggendo in questo periodo?

In questo momento sto leggendo “Repomen”, ma devo dire che non mi fa impazzire, non vedo l’ora di arrivare alla fine. Mia figlia di sera o di mattina mi legge Tom Sawyer, si può dire che ne sto leggendo due?

  1. Come trascorri il tuo tempo libero?

Con la mia famiglia,  andiamo a fare due tiri a canestro, o a tirare con l’arco (in realtà chi tira meglio sono mio marito e mia figlia), é divertente e rilassante..E poi ascolto tanta musica jazz, soul e rhythm and blues e soprattutto stiro il bucato arretrato

  1. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ognuno di noi ha un destino per se stesso nei propri sogni, alle volte la vita però ti pone davanti delle porte e tu vuoi solo aprirle per vedere cosa nascondono dietro, vuoi percorrere quei corridoi anche se non sai bene dove ti porteranno. La mia porta in questo momento é la Maison Moschino, sono focalizzata su questo. Molte cose da fare e da fare bene, per il futuro più lontano non mi precludo nulla, c’è un sogno, una attività tutta mia, ma per ora é inutile parlarne perché é ancora tutto in un recondito angolo del mio cuore.

Davvero una storia esemplare quella di Monica, fatta di coraggio, sogni e passioni.

Complimenti Monica!!

Monica potete trovarla su twitter @MonicaPaviera

 

Elena Stafano
Meet the author / Elena Stafano

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