INTERVISTA AD ALESSIO GIRELLA, ARTISTA POLIEDRICO, PERSONA ECCLETTICA

INTERVISTA AD ALESSIO GIRELLA, ARTISTA POLIEDRICO, PERSONA ECCLETTICA

Un’altra scoperta grazie al team di Interno23 (www.interno-23.it) è Alessio Girella, un artista poliedrico e persona ecclettica.

 

La prima volta che ho ammirato le sue creazioni, mi sono chiesta: “Ma da dove arriva questa creatività?” Come si può arrivare a pensare di realizzare opere simili? E’ sempre bello pensare che esistono persone che hanno la capacità di toccare l’animo, capaci di andare oltre, di non fermarsi alla superficie. Alessio è uno di questi, classe 79, bergamasco, e tanto talento da vendere.

“Trasformazione” è la parola chiave del suo percorso artistico, del suo approccio alla vita e all’arte, che ha un non so che di familiare alla famosa citazione di Antoine-Laurent Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Si perché la sua peculiarità, ciò che contraddistingue la sua arte è la capacità di far rivivere gli oggetti, di dare nuova  sostanza alla materia inerte spingendosi anche oltre i confini della fisica. Il risultato è qualcosa di stupefacente e incredibile. La sua specialità è la pittura sulle lastre delle radiografie.

Scopriamolo insieme.

Pittore, regista, o artista? Come preferisci definirti e perché

Mi sono sempre percepito come artista, ho sempre osservato il mondo in modo curioso e diverso dagli altri. Ho iniziato a 4 anni a disegnare una giungla di foglie e alberi con i pastelli a cera sulla carta da parati della mia camera e non ho più smesso. Ogni strumento che uso: matita, pennello, macchina fotografica, telecamera esprime la mia curiosità nei confronti del mondo che mi circonda attraverso il mio personale punto di vista. Ho sempre pensato che la mia creatività ed immaginazione mi aiutasse a trasformare il mio approccio con la realtà in un modo più affine alla mia anima. A mio parere l’animo dell’artista è un animo che non ha mai pace, a causa della particolare sensibilità di cui è dotato percepisce il mondo in modo molto diverso dal resto delle persone. Forse è proprio grazie a questa sua particolare percezione del mondo che riesce ad esprimersi nel campo delle arti. In fondo l’arte è un po’ il mezzo di comunicazione dell’anima,no? Eppure tutto ciò ha un caro prezzo, l’essere destinati a non raggiungere mai la piena felicità.

Dall’Accademia di Brera una serie di successi, uno dopo l’altro. Qual è il progetto che hai più nel cuore, che ti ha particolarmente segnato come uomo e come artista?

 

Ho terminato l’Accademia nel 2005, e fin da subito ho iniziato a sperimentare molte tecniche e nuovi materiali. Nel 2004 ho vinto il primo Premio ad un concorso di cortometraggi a Bergamo chiamato Cortopotere, creando un Golem/Frankenstein con materiali di riciclo come plastiche e gomme. In questo video io come protagonista creo questo mio alterego che prende vita si innamora di una manichina e guidando la mia auto mi investe e mi vende in un negozio di manichini. Il progetto a cui sono più legato però è il video vinto per il concorso Movie&co 2005realizzato per la Philips dove ho utilizzato il materiale che ora è il mio segno distintivo le lastre radiografiche. Nel video una bambina in ospedale gioca con una lampada e fa le ombre cinesi ai suoi orsacchiotti e grazie ad una magia da una scatola magica fuoriescono delle radiografie con un orsetto dolce bianco dipinto col cuore rosso, lei lo abbraccia e si addormenta sul suo lettino mentre la parete si illumina con una moltitudine di orsetti dolci e luminosi che la proteggono. Un modo onirico e fatato per trattare un tema cosi delicato come il tema del dolore e la malattia e le sue cure. Da qui nasce l’idea della lastra, che mi aveva sempre affascinato anche perchè durante l’accademia avevo fatto da assistente per un primario di Anatomia patologica ospedaliero realizzando disegni e elaborati a scopo scientifico medico.

La tua specialità è la pittura sulle lastre delle radiografie. Da dove e come nasce questo progetto?

Partendo dal fascino verso la letteratura gotica mi venne alla mente il barone Victor von Frankenstein, il leggendario personaggio di Mary Shelley, il demiurgo che trasformava brandelli di materia scomposta in vita prepotente, difficilmente controllabile in perenne mutamento, colui che assemblava l’idea di un corpo e la proiettava nel mondo senza altra preoccupazione che il trionfo del processo creativo. Io volevo creare questo, essere un artista che vuole trarre la vita dalla materia inerte. Basta guardare per esempio, oltre alle opere pittoriche, i miei filmati sperimentali popolati da manichini ossuti e segaligni che si trasformano in esseri dotati di volontà indipendente per ricordare alla lettera il demiurgo romantico pronto ad oltrepassare i limiti di ogni legge fisica. In effetti La parola chiave per comprendere il mio iter artistico è:TRASFORMAZIONE.

Memore dei miei trascorsi studentenschi come assistente volontario di obitorio venni attraversato come una folgore dall’idea di usare un materiale misterioso e vibrante, plastico e sfuggente come la lastra radiografica, l’essenza stessa del principio di vita nascosto dentro il corpo, l’apparato scheletrico confuso nelle masse dei tessuti, organi e muscoli che emettono e imprimono a loro volta radiazioni sulla pellicola di supporto strettamente collegati all’esistenza. Indici del presente e del futuro di un essere umano. La radiografia viene eseguita sostanzialmente per evidenziare dei mutamenti; l’opera d’arte a ben vedere ha lo stesso scopo. Oggi gli studiosi o i restauratori di opere d’arte utilizzano le radiografie per scoprire ripensamenti o modifiche di un artista, le cose che l’autore ha per così dire “ucciso” della sua opera. Io volevo rovesciare il concetto: usa la radiografia come atto vitale di supremazia artistica sulla morte, esorcizza l’idea inquietante della fine trasformandola in immagini vitalistiche, sfrenate e selvagge. Sulla lastra scura stendo perentorie pennellate di smalto chiaro a comporre figure diverse che si mescolano singolarmente in controluce alle figure sottostanti. In effetti queste opere straordinarie andrebbero viste con possibilità eventuale di essere illuminate anche da dietro. Per me le lastre radiografiche assumono un valore plurimo, legato innanzitutto alla composizione materica rigida e al contempo flessibile quale organico supporto pittorico e poi al potente valore simbolico legato ai raggi X, al potere di penetrare ciò che a occhio nudo non si vede, persistenza di un ignoto e lontano individuo smarrito chissà dove, celato e intravisto solo in controluce nella densità di un’altra figura sovrapposta dall’artista, generalmente un animale in atteggiamento di opposta valenza, aggressivo e vitale. Così l’opera assume una vita propria e indipendente dove il processo non è definibile a priori, ma diventa un “work in progress” attraverso il contenuto misterioso e casuale di una lastra a cui l’autore impone il proprio atto di volontà creativa.

Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

Il soggetto nelle mie opere è un mezzo per canalizzare un’energia che ogni opera deve trasmettere a prescindere dal soggetto. Ho sempre avuto molti interessi storici antropologici e culturali che si fondono in un flusso continuo: il giappone feudale, le antiche civiltà le mitologie precolombiane, figure misteriose o enigmatiche e animali totem dal chiaro messaggio simbolista. Dalle opere giovanili dei primi anni 2000 legate ad uno sperimentalismo irrequieto permeato di colori accesi e violenti di matrice espressionista passando ad una ironica e personale rilettura degli argomenti storico-sociali più disparati, dalla religione agli eventi bellici, dalla mitologia allo spettacolo con un’attenzione costante a ciò che si cela dietro le apparenze anche le più banali. Con un segno rapido e disinvolto ho sempre alternato agili figure femminili, atleti e guerrieri, animali e caricature dove domina una linea a volte febbrile e vorticosa a volte pacata e fluida, sempre alla ricerca di molteplici varianti espressive.

 

Quali sono le tue fonti di ispirazioni?

Io prendo ispirazione da ogni cosa, letture film e viaggi. Mi documento tantissimo leggo studio e cerco di arricchire la mia curiosità e cerco sempre nuove strade e soggetti. Ogni argomento può essere interessante attraverso la sua rielaborazione e la sua profonda indagine: documentari, mostre, viaggi e incontri con altri esseri umani mi arricchiscono come persona dandomi la possibilità di confrontare le mie idee con gli altri e apprezzare i punti di vista della realtà diversi dai miei. Accumulo poi lascio sedimentare e ne rielaboro continuamente i messaggi.

Alcuni soggetti rappresentati nelle tue opere sono animali. Sei un animalista, o comunque un amante della natura?

Gli smalti su radiografie si accendono come luci nel buio legati a doppio filo: da una parte, come detto, il supporto in poliestere emulsionato, strettamente funzionale, che assume un significato di possibile ricombinazione di vita e di morte, dall’altra una figura, il più delle volte animale ma anche umana, che si impone con una forza indomabile alle tracce di ciò che non è più. Caimani, cervi, gorilla emergono lucenti e prepotenti come lampi nella notte; in quel buio indistinto l’energia vitale si palesa in improvvisi bagliori, pennellate vibranti ed essenziali, ruggito di una belva o bramito di un cervo, in osmosi alle pulsioni ionizzanti di un oscuro spazio profondo: genesi esistenziale come genesi di un’opera d’arte. Gli animali sono per me il simbolo delle passioni umane e delle peculiarità dell’animo umano. Partendo dalle metamorfosi di Ovidio l’animale per me è l’essere umano messo a nudo con le sue più criptiche peculiari caratteristiche: aggressivo come un leone e elegante come un pavone , feroce come un gorilla e leggiadro come un ghepardo etc. Amo la natura mi ispira la sua ancestrale saggezza e il suo eterno equilibrio. L’uomo è il solo capace di apprezzarne attraverso la sua coscienza di se’ di essere parte di un universo meraviglioso ed affascinante

Il tuo prossimo viaggio

Ogni viaggio è un dono che arricchisce la nostra anima e ci fa scoprire quanto siamo minuscoli in questo meraviglioso mondo. Mi piacerebbe molto visitare il Giappone che ho studiato a lungo e vorrei scoprire. Questo favoloso paese è lontano anni luci dal nostro mondo occidentale da ogni punto di vista in perenne equilibrio tra la sua millenaria tradizione e il suo desiderio di lanciarsi in un futuro tecnologico e frenetico.

Come trascorri il tuo tempo libero?

Nel mio tempo libero guardo molti film gioco a scacchi e adoro fare passeggiate nella natura e visitare nuove città. Mi piace molto il bricolage e ascoltare musica jazz classica e rock. Negli ultimi anni lavoro tantissimo insegnando anche la sera pertanto nei pochi momenti liberi cerco di rilassarmi in modo da ricaricare in fretta le energie per ripartire nuovamente alternando cose sempre differenti.

 

Per ulteriori info vi invito a visitare il sito www.alessiogirella.com

 

 

 

 

Elena Stafano
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